Raku

 

 

Ceramica Raku: dalle origini ad oggi

 

L’origine della ceramica Raku risale al periodo Momoyama (1573– 1615) in seguito alla creazione di un'unica tazza per la cerimonia del the, realizzata dal ceramista Chòjirò a Kyoto in Giappone.

Raku significa “gioia o quiete”, tale termine fu poi  adottato per indicare questa specifica tecnica ceramica, divenendo anche il nome delle famiglie che la tramandarono di generazione in generazione.

La conoscenza e la pratica della ceramica Raku in Occidente si diffuse grazie al testo pubblicato nel 1940, Potter’s book, dal ceramista inglese Bernard Leach, nato in Cina e vissuto per molti anni in Giappone. Da subito questa tecnica suscitò curiosità ed interesse tra gli addetti ai lavori. Infatti, diversi ceramisti americani andarono in Giappone a vedere di persona e a studiare questo inusuale modo di fare ceramica.

Grazie alle esperienze fatte da Warren Gilberston e Paul Soldner, questa tecnica ebbe in America negli anni sessanta un grande sviluppo, scultori e ceramisti abbandonarono le tradizionali tecniche e iniziarono a sperimentare modi di cuocere e raffreddare le loro opere, ma essi, non essendo legati  alla rigida filosofia zen, propria del Raku giapponese, sostituirono ai monocromatismi le superfici policrome e arricchirono le opere di craquelé e lustri metallici, attraverso i bruschi raffreddamenti dei pezzi realizzati in materiali organici ed acqua; nacque così la prima variante, conosciuta con il nome di  Raku americano.

Nel corso degli anni si è assistito ad un’ inarrestabile evoluzione della tecnica, a ciò hanno contribuito le esperienze di ceramisti di tutto il mondo che hanno trasferito la propria cultura ceramica alle dinamiche delle cotture raku.I risultati di tali sperimentazioni hanno dato origine a diverse e affascinanti  varianti: naked Raku, Raku dolce, saggar-firing e obvara-firing.