RAKU DOLCE

Questa tecnica è una fusione fra il Raku americano    le ceramiche coralline aretine e il bucchero etrusco.

Durante l’impero romano ad Arezzo fiorirono innumerevoli botteghe dedite alla produzione di particolari ceramiche che venivano ricoperte prima della cottura da una patina ricavata dalla decantazione di argille ricche di ferro e elementi fondenti alcalini 

come il sodio e il potassio.

Dopo cotte queste ceramiche risultavano rosso corallo e cosa importantissima per il periodo vetrificate e impermeabili; in Italia l’utilizzo dei rivestimenti vetrosi composti inizierà molti secoli dopo grazie alle tecnica araba della maiolica.

Nel Raku dolce si rivestono i manufatti con patine (chiamate oggi terre sigillate) porose e vetrificanti, durante l’affumicatura quelle porose assorbiranno il fumo annerendosi e le vetrificanti rimarranno del loro colore naturale per eccezione dei cavilli formatisi che si anneriranno.